23 maggio 2011


RITORNO AL FUTURO
VICARIATO 7
VEZZANO
20 marzo 2011

RITORNO AL FUTURO
VICARIATO 6
SAN POLO
13 marzo 2011

RITORNO AL FUTURO
VICARIATO 1
REGGIO EMILIA
27 febbraio 2011
IL PASSATO

CHIAMATI A SCEGLIERE

OBIETTIVI
Riflettere sul tema delle scelte: capire come spesso nella vita, ci si trovi davanti a bivi dove siamo chiamati a fare delle scelte.
Diventare consapevoli e responsabili delle proprie azioni e delle conseguenze che tali scelte hanno nella propria vita.

MATERIALI
La storia, fogli, penne, fotocopie per la pista di riflessione.

ETÀ
1-2-3 superiore


PRIMO MOMENTO: UNA STORIA.
In questo primo momento si legge ai ragazzi una breve storia.
IL BIVIO
Un giovane stava cercando la sua strada nella vita. E per non sbagliare, era andato a “lezione” per anni da un famoso saggio. Un giorno il maestro gli disse: “Hai fatto notevoli progressi e puoi affrontare la grande prova. Seguimi”.
“Questa è il test finale”, gli disse indicando un sentiero davanti a sé. “Percorrilo fino in fondo, superando tutte le difficoltà che incontrerai. Io sarò ad aspettarti dall'altra parte. Se ci rincontreremo, avrai passato la prova”.
Il giovane superò le prime snervanti salite. Si procurò da mangiare, si accontentò di dormire dove capitava. Dopo alcuni giorni, giunse ad un bivio.
Stranamente, il terreno vicino il bivio era pieno di statue di sale dall'aspetto umano. Il giovane capì che assomigliavano ai vecchi discepoli che non avevano superato la prova. Un brivido gli raffreddò la schiena per la paura di sbagliare.
“Quale sarà la via giusta?”. Ogni ragionamento sembrava giusto e nello stesso tempo sbagliato. Passarono delle ore e al giovane sembrava di impazzire. Poi alla fine si decise: “Vada come vada, tanto se resto qui ho perso comunque!”. Riprese a camminare per un breve tratto, quando, con una immensa gioia, si trovò il vecchio maestro davanti a sé.
Il saggio gli sorrise: “Anche l'altra strada portava qui. Nella vita ciò che conta è imparare a scegliere perché quando si sceglie, se si sbaglia, si può sempre rifare una nuova scelta. Chi, invece, è schiavo della scelta giusta a tutti i costi, rimane immobile di fronte alla vita, come una statua di sale.

Al termine della lettura, breve discussione di gruppo.
§         Vi siete mai trovati nella situazione di dover fare una scelta difficile? Come avete fatto a decidere?
§         Che cosa pensate della conclusione del saggio?


SECONDO MOMENTO: QUALE DIREZIONE?
Si chiede liberamente ai ragazzi se hanno mai provato a immaginare cosa sarebbe successo dopo la Cresima o le scuole medie.
Si invitano poi i ragazzi a scriverlo e disegnare su un foglio delle frecce che indicano due direzioni opposte: le frecce che puntano a destra sono i desideri e le cose per riuscire a realizzarli; le frecce a sinistra rappresentano scelte opposte che allontano dai sogni, ma che magari sono più facili da realizzare.

TERZO MOMENTO: ALCUNE PROVOCAZIONI …
Per approfondire meglio la discussione fatta a grande gruppo, si dividono i ragazzi a coppie o a piccoli gruppi. All’interno di ogni coppia o  gruppo, ciascuno riflette su queste quattro domande e successivamente si confronta con l’altro/i:
  1. Pensa a tre scelte sbagliate fatte nella tua vita.
  2. Perché sono state sbagliate? Quali conseguenze hanno avuto nella tua vita?
  3. Pensa a tre scelte giuste fatte nella tua vita.
  4. Perché sono state giuste? Quali conseguenze hanno avuto nella tua vita?

QUARTO MOMENTO: IMPARARE “L'ARTE DELLA DECISIONE”
In quest’ultimo momento si condivide insieme cosa ha colpito di più dell’attività e quali sono le riflessioni che maggiormente hanno colpito.
In conclusione, si potrebbero dare alcuni “consigli”, che possono essere riportati anche su un cartellone:
Primo: non scegliere mai in fretta, soprattutto mentre si provano grandi emozioni: occorre prendere tempo e decidere a mente fredda.
Secondo: scrivere su un foglio di carta le conseguenze positive e negative che derivano da una decisione presa. Aiuta a chiarirsi il problema e trovare la soluzione migliore.
Terzo: attenzione ai giudizi degli altri. È meglio lasciarsi guidare dalle proprie convinzioni (giuste ovviamente… nella logica del Vangelo).
Quarto: chiedere il consiglio di uno più grande che tenga veramente al nostro bene.




RADICI
Il termine richiama le piante. Le espressioni visibili e concrete di un albero - il tronco, i rami, le foglie ... - dipendono infatti da qualche cosa che non si vede, dalle radici che sono sotto terra.
E appare veramente incredibile come la massa di alberi enormi abbia un corrispettivo sotto terra, il che significa che tutto ciò che noi vediamo si attacca fortemente a qualche cosa che è fondamentale, perché dalle radici si trae nutrimento, si trae quella che nell'uomo si chiama parte della propria identità.
In ciascuno di noi ci sono tre identità: la prima è quella di sentirsi un io diverso da tutti gli altri. Poi vi è una identità di specie, maschio o femmina. La terza è l’identità sociale che si lega a tutto ciò che noi facciamo, a quello che è il nostro ruolo sociale, ai compiti che noi svolgiamo nella nostra attività, ma anche ciò che rappresentiamo in famiglia: essere figlio, essere padre, essere nonno.  (p.34)


SPERANZA
Personalmente ritengo che la memoria che ci riporta alla dimensione del passato sia importantissima, perché le radici della pianta che non si vedono sono quelle che in fondo non solo portano nutrimento ma danno anche solidità.
La resistenza di una pianta dipende dalla profondità delle sue radici. In certe foreste è possibile vedere delle piante che cadono all'improvviso e senza alcuna ragione apparente, ma se si osserva con attenzione si vede che lo zoccolo, la piastra costituita dalle radici, era troppo superficiale.
Insomma, noi dobbiamo andare giù in fondo perché le radici danno sicurezza, danno un’identità ed è con quella che noi possiamo anche andare lontano, cioè passare tutti i confini possibili perché noi ci sentiremmo sempre legati a quelle radici. (p.35)


Quindi la speranza è un sentimento che ci fa credere che sia possibile trovare una soluzione a un problema che razionalmente, sul piano dell'esperienza già fatta, sembra irrisolvibile.
Forse questo è lo spartiacque che distingue la categoria umana dei pessimisti da quella degli ottimisti. I pessimisti vedono sempre nero, concepiscono il mondo come qualcosa che sta per essere distrutto, una sorta di apocalisse attesa momento per momento. L’ottimista è colui che anche se vede che il mondo è rotto, che le cose non vanno come si vorrebbe, si ostina a dire: «Aspetta, vedrai: tutto andrà bene!».
Ma qui non si tratta tanto di definire il pessimismo estremo oppure un ottimismo un po' superficiale, perché sia in un caso sia nell'altro l'individuo non è più protagonista. Nel pessimismo si può arrivare a essere passivi, tanto non c'è niente da fare; nell'ottimismo si può pure non fare nulla, tanto tutto andrà bene. La speranza si lega all'azione dell'uomo che deve fare qualche cosa: io spero, e proprio perché spero allora faccio, mi muovo, agisco, anche se appare inutile farlo. Di conseguenza la speranza è molto più concreta perché sa muovere l'uomo, sa renderlo attivo, spinge a provare ancora, a non desistere.
Chi ama la montagna e deve raggiungere una vetta e si trova ancora lontano, sa che talvolta la cima appare vicina e poi a un tratto sembra improvvisamente allontanarsi. Qualche volta pensa che non ce la farà: «lo mi fermo», ma la speranza gli dice: «Ma no che ce la fai! Non è poi tanto lontana. Riposati un poco, poi prova ancora, cammina e vai avanti».  […]
La speranza non è allora un pensiero vago, ma una forza, un sentimento che muove l'uomo, che lo sostiene nei momenti difficili, quando verrebbe da dire: «Non c'è più niente da fare, lasciamo perdere tutto». Ecco, la speranza è questo senso della resistenza, è resistere, tenere duro ancora un po’, insistere, non mollare, impegnarsi. (p. 36)