Da "La fatica di crescere" di Vittorino Andreoli
ADOLESCENZA
E io ritengo che la società in cui oggi gli adolescenti vivono, crei delle necessità, dei bisogni, degli ostacoli, per cui è ragionevole affermare che la loro crescita è difficile e giustifica un po' quella che appunto ho chiamato la fatica di crescere. (p.17)
Insomma, non si tratta di entrare nel vicolo cieco del «tutto più facile oggi», «tutto più difficile
allora», ma di rilevare come in questa società complessa l'adolescente faccia più fatica a trovare una propria identità, a intravedere un ruolo che in qualche modo lo collochi e lo individui socialmente, e gli renda addirittura più difficile fare dei progetti proprio perché per progettare bisogna farlo nella storia prevedendo un futuro, e oggi non è facile dire quale futuro ci attende, mentre questo era certamente più facile in una società del passato che era meno accelerata e il cui sviluppo era più lento. (p.17-18)
allora», ma di rilevare come in questa società complessa l'adolescente faccia più fatica a trovare una propria identità, a intravedere un ruolo che in qualche modo lo collochi e lo individui socialmente, e gli renda addirittura più difficile fare dei progetti proprio perché per progettare bisogna farlo nella storia prevedendo un futuro, e oggi non è facile dire quale futuro ci attende, mentre questo era certamente più facile in una società del passato che era meno accelerata e il cui sviluppo era più lento. (p.17-18)
IL TEMPO
Il tempo dell'adolescente è estremamente variabile, perché quando egli è solo gli sembra che tutto rallenti, quasi a rendere ancora più temibile la condizione di solitudine. E questo perché l'adolescente ha paura di stare solo, e la solitudine è quella condizione in cui sembra che il mondo finisca, che sia vuoto, e quindi è qualcosa che fa paura.
Se invece si trova con i pari età, allora può stare a lungo con loro, ma anche dopo parecchie ore gli sembrerà di essere appena arrivato. E anche qui la sensazione che prova non dipende da ciò che fa, dall'impegno che ci mette, ma proprio dal fatto che si sente tranquillo.
C'è poi anche il tempo vissuto nell’ambito di un impegno: ad esempio un compito in classe che deve consegnare entro un'ora cronologica. Dà un'occhiata all'orologio e questo lo informa che il tempo sta per scadere, eppure gli sembra di avere cominciato da pochi minuti soltanto.
Sembra impossibile, sembra quasi che l'orologio sia impazzito: tempo cronologico, dunque, e tempo vissuto, tempo psicologico. (p.24)
FUTURO
Il futuro è lo spazio entro cui si situa il nuovo; il passato è già consumato, il presente ci fa avvertire magari un senso di insoddisfazione che quasi ci angoscia.
Il futuro è quello spazio che non c'è ma che può, una volta sopravvenuto, cambiare lo scenario.
Il teatro dell’esistenza è articolato in diversi atti (le tre fasi), si passa dal primo al secondo e dal secondo al terzo. E certo qualche volta in questa sequenza il primo non ci è piaciuto, il secondo è andato un po' meglio e magari il terzo sarà da applaudire.
Il futuro è il luogo del possibile, mentre il passato è lo spazio di ciò che è già avvenuto e che non si può assolutamente modificare.
Il presente è la condizione a cui si attacca il nostro vissuto: i sentimenti, la stanchezza, qualche volta la gioia. (p.29)
Non credo che sia possibile una vita senza futuro. Ed è un futuro che può certamente essere il prossimo minuto, e può arrivare all'eterno. Il futuro giunge là dove finisce il tempo.
E qui ancora sant'Agostino. Se il tempo è una finzione tra il passato che non c'è più, tra il presente che scorre via e non si riesce nemmeno a considerarlo perché nel momento in cui lo facciamo è già passato, e il futuro che non c'è, allora occorre fondarsi su ciò che invece c'è, e c'è stabilmente, su l'eterno. Sant'Agostino definisce l'eterno come la presenza infinita del tempo: un eterno presente.
E ricorda che il futuro di ciascun uomo è rivolto al cielo e che quindi sarebbe opportuno camminare su questa terra guardando a esso ogni tanto, perché là si situa quel futuro in cui il tempo finisce e rimane un eterno come eterno presente. (p.30)
PROGETTO
Ognuno di noi ha bisogno del futuro. Ha bisogno di immaginarsi, e su quell'immaginarsi deve elaborare un progetto di sé, deve delineare l'io ideale di cui abbiamo detto, e quindi il futuro che non c'è è la finzione più importante per esserci, e per esserci avendo un senso, perché l'uomo ha un significato che non solo deve cercare, ma deve realizzare, e tutto ciò rimanda a quella grande ricchezza che è il domani, che è il futuro non illusorio, ma quel futuro che è possibile, anzi, il luogo del possibile. (p.31)
In breve, il progetto è proprio quello che distingue l’illusione dalla realizzazione. Un’illusione non ha un progetto e se tentasse di progettarla si dovrebbe necessariamente concludere che non è
possibile, e questa sarebbe la prova che è del tutto fantasiosa, mentre invece una cosa che sia realizzabile, quindi pensata ma passibile di esistere concretamente, deve avere un progetto. (p.32)
possibile, e questa sarebbe la prova che è del tutto fantasiosa, mentre invece una cosa che sia realizzabile, quindi pensata ma passibile di esistere concretamente, deve avere un progetto. (p.32)
Il progetto indica la dimensione del credere in ciò che si fa e del senso di ciò che si fa, ed è bene che i progetti siano meditati e che siano anche scelti con oculatezza, perché non si può rifare il mondo ma si possono realizzare solo alcune cose, che però sono talmente importanti da cambiare l'esistenza di chi le concretizza.
Immaginare un mondo, una casa, un luogo dove stare meglio è talmente essenziale alla propria vita che bisogna studiare con attenzione le scelte da fare, i materiali da usare, e quindi passare dalla pura immaginazione alla tecnica, perché poi per costruire la casa bisogna prendere i mattoni, preparare le porte e le finestre, realizzare un' opera che sia veramente come si voleva che fosse e che solo un progetto permette di costruire concretamente. (p.33)